La violenza non è dissenso: solidarietà alla Polizia e difesa dello Stato di diritto

Per giorni, nel dibattito pubblico italiano ed europeo, si è discusso — spesso in modo aspro — dei modelli di controllo dell’immigrazione adottati in altri ordinamenti, in particolare di strutture specializzate come l’ICE statunitense.
Il confronto è stato in larga parte impostato sui rischi di eccesso repressivo, sui limiti dell’azione di polizia e sulle garanzie dei diritti fondamentali.

Oggi, però, le immagini che circolano in rete mostrano uno scenario che impone una riflessione diversa: un agente accerchiato e colpito brutalmente durante disordini di piazza.
E va chiarito subito un punto, per onestà intellettuale e rigore del discorso pubblico: queste violenze non risultano essere state poste in essere da immigrati.

@giorgiameloni_ufficiale

Quanto accaduto oggi a Torino, durante il corteo degli antagonisti contro lo sgombero dello stabile Askatasuna, è grave e inaccettabile. Uno sgombero legittimo di un immobile occupato illegalmente è stato usato come pretesto per scatenare violenze, incendi, lanci di bombe carta e aggressioni organizzate, fino a colpire un blindato della Polizia. Le immagini dell’agente aggredito parlano da sole: non siamo di fronte a manifestanti, ma a soggetti che agiscono come nemici dello Stato. A farne le spese sono state le Forze dell’ordine, costrette a fronteggiare una vera guerriglia urbana, e alcuni giornalisti, aggrediti mentre svolgevano il loro lavoro. A loro va la mia piena solidarietà, insieme a quella ai cittadini danneggiati, che hanno pagato il prezzo di una violenza cieca e deliberata. Questi non sono dissenso né protesta: sono aggressioni violente con l’obiettivo di colpire lo Stato e chi lo rappresenta. E per questo devono essere trattate per ciò che sono, senza sconti e senza giustificazioni. Il Governo ha fatto la sua parte, rafforzando gli strumenti per contrastare l’impunità. Ora è fondamentale che anche la Magistratura faccia fino in fondo la propria, perché non si ripetano episodi di lassismo che in passato hanno annullato provvedimenti sacrosanti contro chi devasta le nostre città e aggredisce chi le difende. Difendere la legalità non è una provocazione: è un dovere. Lo Stato non arretra di fronte alla violenza di finti rivoluzionari abituati all’impunità e sta, senza ambiguità, dalla parte di chi indossa una divisa, di chi fa informazione e di chi rispetta le regole della convivenza civile.

♬ suono originale – Giorgia Meloni

Il problema, dunque, non è l’identità anagrafica degli aggressori, ma la dinamica stessa dell’aggressione: colpire un appartenente alle forze dell’ordine con tale ferocia mentre svolge il proprio servizio riguarda la capacità dello Stato di esercitare l’autorità legittima e di garantire l’ordine pubblico, a prescindere da chi ne sia responsabile.

È in questo quadro che torna centrale il tema degli apparati di enforcement, della protezione istituzionale di chi è chiamato ad applicare le decisioni pubbliche e dell’effettività delle regole.
Non per comprimere le garanzie — che restano imprescindibili — ma per evitare che l’assenza di strumenti adeguati produca un vuoto operativo nel quale la violenza prende il posto del confronto democratico.

Nel paradigma “Integrazione o ReImmigrazione” che porto avanti da tempo, il punto resta fermo: le politiche migratorie non possono fondarsi solo su dichiarazioni di principio, ma richiedono strutture amministrative e di polizia capaci di agire con specializzazione, continuità e controllo giurisdizionale.
Integrazione significa lavoro, lingua e rispetto delle regole; ReImmigrazione significa esecuzione delle decisioni quando quei presupposti vengono meno. Entrambe presuppongono un apparato pubblico autorevole e tutelato.

Le immagini di Torino spostano dunque il baricentro del dibattito: dalla polemica astratta su modelli stranieri alla constatazione concreta che uno Stato che non protegge i propri agenti e non garantisce l’ordine pubblico rinuncia, di fatto, a governare i fenomeni complessi — immigrazione compresa.

Solidarietà piena agli uomini e alle donne della Polizia feriti in servizio.
Condanna netta per ogni forma di violenza politica o di piazza.

Avv. Fabio Loscerbo
Lobbista – Registro per la Trasparenza dell’Unione Europea
ID 280782895721-36

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