Per giorni, nel dibattito pubblico italiano ed europeo, si è discusso — spesso in modo aspro — dei modelli di controllo dell’immigrazione adottati in altri ordinamenti, in particolare di strutture specializzate come l’ICE statunitense.
Il confronto è stato in larga parte impostato sui rischi di eccesso repressivo, sui limiti dell’azione di polizia e sulle garanzie dei diritti fondamentali.
Oggi, però, le immagini che circolano in rete mostrano uno scenario che impone una riflessione diversa: un agente accerchiato e colpito brutalmente durante disordini di piazza.
E va chiarito subito un punto, per onestà intellettuale e rigore del discorso pubblico: queste violenze non risultano essere state poste in essere da immigrati.
Il problema, dunque, non è l’identità anagrafica degli aggressori, ma la dinamica stessa dell’aggressione: colpire un appartenente alle forze dell’ordine con tale ferocia mentre svolge il proprio servizio riguarda la capacità dello Stato di esercitare l’autorità legittima e di garantire l’ordine pubblico, a prescindere da chi ne sia responsabile.
È in questo quadro che torna centrale il tema degli apparati di enforcement, della protezione istituzionale di chi è chiamato ad applicare le decisioni pubbliche e dell’effettività delle regole.
Non per comprimere le garanzie — che restano imprescindibili — ma per evitare che l’assenza di strumenti adeguati produca un vuoto operativo nel quale la violenza prende il posto del confronto democratico.
Nel paradigma “Integrazione o ReImmigrazione” che porto avanti da tempo, il punto resta fermo: le politiche migratorie non possono fondarsi solo su dichiarazioni di principio, ma richiedono strutture amministrative e di polizia capaci di agire con specializzazione, continuità e controllo giurisdizionale.
Integrazione significa lavoro, lingua e rispetto delle regole; ReImmigrazione significa esecuzione delle decisioni quando quei presupposti vengono meno. Entrambe presuppongono un apparato pubblico autorevole e tutelato.
Le immagini di Torino spostano dunque il baricentro del dibattito: dalla polemica astratta su modelli stranieri alla constatazione concreta che uno Stato che non protegge i propri agenti e non garantisce l’ordine pubblico rinuncia, di fatto, a governare i fenomeni complessi — immigrazione compresa.
Solidarietà piena agli uomini e alle donne della Polizia feriti in servizio.
Condanna netta per ogni forma di violenza politica o di piazza.
Avv. Fabio Loscerbo
Lobbista – Registro per la Trasparenza dell’Unione Europea
ID 280782895721-36

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