Tra il 27 luglio e il 29 agosto 2026, l’Immigration and Customs Enforcement ha arrestato 2.197 cittadini stranieri nello Stato di New York nell’ambito dell’operazione “Rotten Apple”. Il Dipartimento per la Sicurezza interna ha presentato il risultato il 1° settembre come una vasta azione contro persone irregolari con precedenti per omicidio, stupro, sequestro, traffico di droga e appartenenza a gang.
La tensione emerge dalle stesse parole dell’amministrazione. Da un lato il segretario Markwayne Mullin ha descritto gli arrestati come i “peggiori tra i peggiori”; dall’altro, rispondendo alla stampa, ha precisato che la presenza di una condanna penale non è una condizione necessaria: per l’ICE è sufficiente che la persona sia soggetta all’applicazione della legge migratoria. La cronaca locale di ABC7 New York ha registrato entrambe le affermazioni, insieme alla contestazione della governatrice Kathy Hochul, che chiede di conoscere quanti arrestati siano effettivamente autori di reati gravi.
La distinzione giuridica è decisiva. L’Enforcement and Removal Operations identifica, arresta, trattiene e avvia alla rimozione gli stranieri ritenuti in violazione della normativa federale. Si tratta di enforcement migratorio, in larga parte amministrativo: l’arresto dell’ICE non equivale a una nuova condanna penale e non coincide automaticamente con l’espulsione eseguita. Tra il fermo, l’eventuale detenzione e il rimpatrio possono intervenire verifiche sullo status, domande di protezione, ricorsi e decisioni del giudice dell’immigrazione.
Il conflitto con New York riguarda soprattutto la cooperazione tra autorità. Il Governo federale accusa Stato e città di ostacolare la consegna all’ICE delle persone già detenute localmente. I cosiddetti immigration detainers, disciplinati anche dall’art. 287.7 del titolo 8 del Code of Federal Regulations, consentono all’agenzia di chiedere che uno straniero potenzialmente rimovibile resti a disposizione per il trasferimento in custodia federale. Le politiche “sanctuary” limitano questa collaborazione; non cancellano però la competenza federale sull’immigrazione.
L’operazione mostra un risultato reale quando sottrae alla circolazione persone condannate per violenze gravi o individuate come pericolose. In questi casi la protezione della collettività e l’esecuzione delle conseguenze migratorie della condanna sono obiettivi legittimi. Una politica di integrazione credibile non può ignorare la rottura radicale delle regole comuni rappresentata da omicidi, stupri o sequestri.
Il problema nasce quando gli esempi più gravi vengono usati per definire l’intero gruppo. Il comunicato federale elenca singoli casi e rivendica oltre duemila arresti, ma non pubblica una ripartizione completa tra condannati, imputati, persone già destinatarie di un ordine definitivo di rimozione e soggetti fermati soltanto per irregolarità del soggiorno. Senza questa scomposizione non è possibile verificare quale quota dell’operazione abbia colpito minacce concrete alla sicurezza e quale abbia perseguito il più ampio obiettivo del controllo migratorio.
Nel paradigma “Integrazione o ReImmigrazione”, i due piani non devono essere confusi. Chi ha commesso reati gravissimi può essere avviato alla ReImmigrazione nel rispetto della valutazione individuale, delle garanzie processuali e del principio di non-refoulement. Chi è semplicemente privo di titolo resta assoggettato alla legge, ma non può essere trasformato retoricamente in assassino o stupratore per rendere più semplice il consenso all’espulsione.
Il numero di arresti misura la capacità operativa dello Stato federale; non dimostra da solo né la sicurezza prodotta né la correttezza di ogni singolo procedimento. Se Washington vuole sostenere che 2.197 arresti hanno reso New York più sicura, deve pubblicare 2.197 ragioni verificabili.
Avv. Fabio Loscerbo
Avvocato Cassazionista
Iscritto nel Registro dei rappresentanti di interessi della Camera dei deputati in materia di Immigrazione
Lobbista registrato presso il Registro per la Trasparenza dell’Unione europea n. 280782895721-36 in materia di Migrazione e Asilo
ORCID: 0009-0004-7030-0428
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